sabato 28 gennaio 2017

LA RUSSIA E LE VIOLENZE DOMESTICHE


Sta facendo molto discutere la notizia secondo la quale la Duma ha votato una legge che depenalizza la violenza domestica su coniuge e figli.
Nonostante sia un argomento delicatissimo, che tocca temi importanti come la violenza e i diritti umani, e sia un termometro del grado di avanzamento della società russa, il dibattito che si è scatenato è sostanzialmente diventato uno scontro tra pro e contro Putin. Ci sono i primi che difendono la decisione della Duma e accusano l'informazione occidentale di distorcere la notizia al fine di infangare l'immagine del presidente, i secondi invece lo accusano una volta in più di essere un personaggio poco incline al rispetto e la difesa dei diritti umani.
Nel mio piccolo ho provato a raccogliere più informazioni possibile, con l'evidente limite di non conoscere il russo e non poter consultare direttamente la legge.

C'è innanzitutto da specificare che la Russia non ha affatto depenalizzato le violenze domestiche, come i giornali hanno intitolato per guadagnarsi qualche visualizzazione in più, semplicemente ha depenalizzato l'articolo 116 del codice penale, cioè le percosse che non procurano danni fisici neanche lievi e che siano occasionali saranno punite con una multa pari a 500 euro e non con il carcere. Solo nel caso in cui le percosse siano reiterate o causino danni visibili e accertabili con referto medico si potrà essere puniti con il carcere.
La legge così com'è, cioè senza le distorsioni introdotte da alcune testate, già desta qualche perplessità. La Duma ha in pratica legalizzato il ceffone correttivo per moglie e figli. In molti paesi si studiano interventi al fine di tutelare i membri di una famiglia anche dall'invisibile violenza psicologica, in Russia invece fino allo schiaffo o al calcio nel sedere si incassa al massimo una multa. 

Se la legge in sé può destare perplessità, il dibattito che l'accompagna in Russia e in Italia è agghiacciante.
Questa legge nasce in uno di quei paesi dove non esistono leggi specifiche contro il reato di violenza domestica. Si tratta della risposta della Chiesa ortodossa russa e dei conservatori ad un provvedimento della Duma emanato nel 2016 dove venivano inasprite le pene relative ad alcuni reati, tra cui quelli elencati nel famoso articolo 116. Secondo la Chiesa ortodossa intervenire troppo aspramente su queste percosse "lievi" sarebbe stato contro le Sacre Scritture. La senatrice Yelena Mizulina, promotrice della bozza di legge, ha dichiarato che il reato di maltrattamento in famiglia è anti-familiare. Lo speaker della Duma, Vyacheslav Volodin, sostiene invece che questa nuova legge aiuterà la formazione di famiglie più forti. Tutti i soggetti che hanno voluto questa legge, e quelli che oggi la sostengono, hanno comunque fatto leva sul paradosso che c'era prima secondo cui un uomo avrebbe pagato una pena più dura per un ceffone mollato al proprio figlio che non ad un bambino estraneo.
I contrari alla legge invece sostengono che finirà per favorire le violenze domestiche, crimine sul quale le forze di polizia russe già spesso chiudono un occhio. 
In Italia le posizioni sono pressapoco le stesse, assunte a seconda della simpatia o dell'antipatia provata nei confronti di Putin, ma sostenute spesso con argomentazioni più ridicole. Sul web si leggono commenti, lasciati probabilmente da donne di origine russe, in cui si mette in guardia gli italiani dal ritenere le donne russe deboli e indifese, esse in realtà godono di rispetto e privilegi ed hanno in mano le redini della famiglia. Qualcun altro appoggia la legge protestando l'ingiustizia che c'è adesso, cioè che picchiando il figlio o la moglie si rischia di più che picchiando un estraneo. Altri invece ricordano i già tanti crimini contro i diritti umani commessi da Putin e gli urlano contro di tutto.

L'argomento della legge è complesso e delicato, troppo perché lo si possa lasciare trattato ad urla e tifo politico. 
Di sicuro non siamo di fronte alla depenalizzazione delle violenze domestiche, è però vero che si crea una situazione pericolosa. Le violenze in famiglia purtroppo ci sono e ci saranno sempre finché esisterà la violenza, questo perché chi è violento fuori casa lo è sempre e chi gli sta accanto ha molte più probabilità di essere vittima rispetto ad un estraneo. La violenza è sempre grave, quella commessa nell'ambito familiare è però molto più difficile da combattere perché molto spesso la vittima, per paura o per altri meccanismi psicologici, nemmeno denuncia. A fronte di queste difficoltà, è quantomeno irresponsabile lanciare un messaggio di tolleranza nei confronti della violenza "lieve" commessa tra le mura di casa. Automaticamente passa il messaggio che in famiglia sia concesso sgarrare, così se gli episodi lievi erano dieci, diventeranno mille, ed anche le vittime denunceranno meno per timore delle più probabili ritorsioni.
Volendo escludere la malafede (che con Putin non si può escludere mai), e volendo quindi evitare di pensare che si stia semplicemente cercando di sotterrare un problema tra le mura domestiche per evitare di dover dare risposte agli elettori, c'è comunque da sottolineare una colpevole leggerezza. La Duma sottovaluta un problema grave. Questa nuova legge finisce per declassare il ceffone o il calcio in culo dato ad una moglie o ad un figlio ad un episodio senza importanza, quasi all'urlo o alla parolaccia. Si rende così meno grave un crimine odioso e sostanzialmente si regala un punto alla cultura della violenza, perché si segna una distinzione che di fatto non c'è e si giustifica un certo comportamento violento. Si dimentica inoltre di tutte le implicazioni psicologiche che l'atto violento, anche se lieve, può causare nella vittima. Sbagliata è la legge, che rende effettive queste distorsioni culturali, ancor più odioso è il dibattito, che ancor di più tratta episodi di violenza come eventi di importanza trascurabile. Una persona normale il ceffone non lo dà mai, non ne ha bisogno.
Per quanto riguarda alcune parti del dibattito pro e contro la legge, sento il bisogno di dire la mia. Allo speaker della Duma, il quale ritiene che le famiglie con questo provvedimento saranno più forti, io ricordo che la storia ci insegna che le famiglie in cui uno dei membri picchia sono solo più infelici e spesso si smembrano in modo drammatico, le famiglie forti sono quelle in cui ci sono collaborazione, amore e rispetto reciproco. A chi segnala l'incongruenza della pena più aspra per la violenza su estranei rispetto a quella sui familiari, faccio presente che il problema si poteva risolvere inasprendo la prima, non ridicolizzando la seconda. A quelli che ci tengono a sottolineare come la donna in Russia sia rispettata e tenga in mano le redini della famiglia, rispondo che nessuno vuole mettere in dubbio il loro valore e la loro capacità di difendersi, nessuno sostiene che in Russia siano trattate da schiave, ma ci sono degli episodi che vanno gestiti attraverso la legge, così come in tutti i paesi del mondo, anche in quelli dove le donne vivono meglio.

Francesco Abate

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